IL RUOLO DELLA CROCE ROSSA INTERNAZIONALE

©️ AWM 141577
Pacco che fu spedito dalla Croce Rossa australiana, ma che venne restituito dalla sede della Croce Rossa Internazionale a Ginevra, circa tre anni dopo.
Il prigioniero di guerra in Nord Africa, al quale era destinato il pacco, era già stato rimpatriato.

Nella vicenda dei prigionieri di guerra italiani detenuti dalle potenze alleate un ruolo fondamentale svolgono le istituzioni di natura umanitaria, come ad esempio la Croce Rossa Internazionale. Il ruolo della Croce Rossa, al pari di altre organizzazioni di soccorso a carattere sovranazionale, era volto, tra le altre cose, alla tutela dei prigionieri di guerra, in linea con i principi enunciati dalla Convenzione di Ginevra del 1929. La neutralità della Croce Rossa e la sua indipendenza consentono ai delegati di questo organismo di entrare nei campi di prigionia e di osservare direttamente il trattamento riservato ai prigionieri italiani da parte di americani, inglesi, francesi e loro alleati. 

I membri del Comitato Internazionale della Croce Rossa in questo contesto portano a termine compiti molto differenti: le visite all’interno dei campi constatano e riportano le condizioni relative allo stato di salute dei prigionieri, alla vivibilità dei luoghi (presenza e qualità dei servizi essenziali come vitto ed alloggio), alle attività connesse invece a momenti di svago cui i prigionieri potevano dedicarsi (offerta culturale, possibilità ricreative e sportive, ad esempio), ma soprattutto, il Comitato Internazionale della Croce rossa arriva a farsi promotore di iniziative che favoriscono lo scambio di comunicazione epistolare tra i prigionieri e i loro familiari in patria, pur rispettando delle serie limitazioni imposte dalle necessità belliche alleate: ampio era il ricorso alla censura, la quale finisce per troncare il contenuto di molti messaggi.

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Il ruolo della Croce Rossa si rivela nel complesso di grande importanza per i prigionieri italiani durante il Secondo conflitto mondiale, nonostante ciò non sono rari i casi di soldati che lamentano l’inadeguatezza dell’ente ed invece porgono le lodi ad altri organismi di soccorso. A questo proposito occorre precisare che, in termini di soccorso e sostegno diretto ai prigionieri, accanto al Comitato Internazionale della Croce Rossa si muovono altri enti ed istituzioni di diversa origine: se l’istituzione ufficiale protettrice degli interessi dei prigionieri italiani negli USA è la Legazione Svizzera, uno sforzo particolarmente degno di nota viene riconosciuto da molti ex prigionieri alla Young Men’s Christian Association – YMCA, molto attiva negli USA, che emerge sia per l’alto numero di visite ad opera dei propri delegati nei campi, sia per le forniture di materiali che sono utili ad apportare eventuali migliorie negli stessi, o pensati appositamente per le occasioni di svago dei prigionieri: dagli oggetti di cartoleria per le attività educative ed artistiche, alle attrezzature per praticare diverse tipologie di sport. 

Quando si discute l’operato delle istituzioni volte alla tutela dei prigionieri si deve sempre tenere in considerazione la differenza esistente tra i paesi in cui sono localizzati i campi e il modus operandi della nazione che li amministra. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, ad esempio, nei campi di lavoro per i prigionieri italiani addetti all’agricoltura il Comitato Internazionale della Croce Rossa riporta il quadro generale di una quella che viene definita in sostanza «una buona prigionia»:

I rapporti dell ICRC attestano che le relazioni con il personale britannico dei campi erano solitamente cordiali, anche perché gli ufficiali inglesi si dimostravano disponibili ad ascoltare e soddisfare le richieste dei prigionieri. […] emerge, ancora, che i campi di lavoro sorgevano in zone sicure e salubri. I prigionieri erano alloggiati in attendamenti  – in attesa che fosse completata la costruzione di caseggiati – o in baracche provviste di elettricità, mobilio e riscaldamento. […] Si lavorava per circa 45 ore alla settimana. Presso gli spacci dei campi erano venduti cioccolata, dolci, sigarette, sapone, penne, inchiostro e altro, ma era assolutamente vietato smerciare alcol (Insolvibile, 2012, p. 45)

Situazione ben diversa nei campi controllati dai francesi in Nord Africa: non sono rari i casi in cui ai delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa non è consentito incontrare i prigionieri. Alle volte alcuni di loro riescono comunque a far giungere dei rapporti all’esterno del filo spinato ma, in caso i carcerieri se ne accorgano, ciò può facilmente tradursi in severe ritorsioni. In generale, tra i detenuti chi sporge delle lamentele rischia spesso di subire una punizione, come emerge ad esempio dalle memorie di un sergente italiano prigioniero dei francesi.

Quando la Commissione internazionale della Croce Rossa si presentò al famigerato campo di Mechra-Benabbou, nel quale ero stato rinchiuso come prigioniero di guerra, sono stato io, Sergente Bodo Ettore, a denunciare alla Commissione stessa il trattamento inumano che ci era riservato dai francesi. In seguito a ciò venni individuato e punito con otto giorni di “tombeau” fuori dal campo, in completa balìa dei marocchini avendo per vitto un pezzo di pane e mezzo gavettino al giorno di acqua torbida ecalda, con supplemento di staffilate (Giannasi, 2019, p.257)

Inoltre, l’attività di delegati nei campi tedeschi o sovietici, nei quali i prigionieri italiani ebbero la sfortuna di trovarsi durante il conflitto, meriterebbero un discorso a parte. Al termine della guerra appaiono evidenti i limiti della Convenzione di Ginevra in merito alla salvaguardia dei prigionieri – con particolare riferimento ai lager nazisti – e delle effettive possibilità di tutela del Comitato Internazionale della Croce Rossa. 

Non a caso, il 12 agosto del 1949 vengono firmate altre quattro convenzioni, tra le quali, la Convenzione III, relativa proprio al trattamento dei prigionieri di guerra.

Testo a cura di Luca Zanotta

FONTI

Fonti d’archivio

Bibliografia

F. Conti, I prigionieri di guerra italiani: 1940-1945, Bologna, Il Mulino, 1986

A. Giannasi, I militari italiani nei campi di prigionia francesi: Nord Africa 1943-1946, Lucca, Tralerighe, 2019

I. Insolvibile, Wops. I prigionieri di guerra italiani in Gran Bretagna (1941-1946), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2012

Sitografia

Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra, pubblicato sul sito www.fedlex.admin.ch consultato il 21/06/2024

Comitato Internazionale della Croce Rossa, pagina del sito www.icrc.org/it consultato il 23/06/2024

YMCA, articolo pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 20/06/2024

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